Il nuovo piano nazionale aeroporti

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti presenta il Piano Nazionale degli Aeroporti 2026–2035

Il 12 maggio 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha presentato il nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti 2026–2035, documento di indirizzo politico e tecnico destinato a guidare lo sviluppo del settore aeroportuale italiano nel prossimo decennio.

Il Piano si colloca in una fase di forte crescita del traffico aereo nazionale. Nel 2025 gli aeroporti italiani hanno superato i 229,7 milioni di passeggeri, con un incremento del 5% rispetto al 2024. Secondo le prospettive indicate dal MIT, la domanda potenziale potrebbe raggiungere circa 305 milioni di passeggeri annui entro il 2035.

La finalità del PNA è duplice: da un lato, sostenere l’aumento della domanda di mobilità di passeggeri e merci; dall’altro, razionalizzare la rete aeroportuale nazionale, migliorando l’accessibilità dei territori e riducendo le sovrapposizioni tra scali vicini. Il documento si inserisce nel percorso previsto dall’art. 698 del codice della navigazione, che disciplina l’individuazione degli aeroporti e dei sistemi aeroportuali di interesse nazionale.

Sul piano organizzativo, il nuovo Piano conferma una logica di rete e di integrazione territoriale. L’obiettivo non è soltanto quello di potenziare i singoli aeroporti, ma di valorizzarne il ruolo all’interno di sistemi aeroportuali coordinati, capaci di rispondere in modo più efficiente alla domanda di traffico, al turismo internazionale, alle esigenze del cargo e allo sviluppo economico dei territori.

In questa prospettiva, viene rafforzata la specializzazione funzionale degli scali. Fiumicino, Malpensa e Venezia sono individuati come principali porte intercontinentali del Paese, mentre aeroporti come Bergamo, Napoli, Catania e Bologna assumono un ruolo di particolare rilievo nei collegamenti internazionali di medio e corto raggio. La distinzione tra hub intercontinentali, aeroporti turistici, scali regionali e infrastrutture cargo mira a rendere più coerente lo sviluppo della rete, evitando duplicazioni e favorendo un migliore utilizzo della capacità esistente.

Uno degli assi centrali del Piano è l’intermodalità. Il MIT ha annunciato investimenti per circa 1,2 miliardi di euro destinati ai collegamenti ferroviari da e verso gli aeroporti di Bergamo, Olbia, Verona e Venezia. Il rafforzamento delle connessioni tra trasporto aereo, ferrovia e reti terrestri rappresenta uno dei principali strumenti per migliorare l’accessibilità degli scali e ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti.

Particolare attenzione è dedicata agli aeroporti minori e regionali, che il Piano intende integrare maggiormente nella rete nazionale. Tali scali non vengono considerati soltanto come infrastrutture di trasporto, ma anche come strumenti di coesione territoriale, sviluppo turistico e crescita economica per aree periferiche o meno direttamente collegate ai grandi hub. In questa logica si inserisce anche il possibile ricorso a modelli di micro-feeder, volti a collegare gli aeroporti minori con gli scali principali.

Un ulteriore profilo di interesse riguarda il traffico cargo. I dati Assaeroporti indicano per il 2025 circa 1,27 milioni di tonnellate di merci movimentate negli aeroporti italiani, con una crescita dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Il PNA mira a rafforzare la rete cargo nazionale e a razionalizzare lo sviluppo delle infrastrutture dedicate, anche in connessione con le reti TEN-T europee.

Il Piano guarda inoltre all’innovazione tecnologica. Digitalizzazione, gestione più efficiente del traffico aereo, Advanced Air Mobility, velivoli elettrici a decollo verticale e nuove infrastrutture come vertiporti e spazioporti entrano progressivamente nella programmazione del settore. In parallelo, ENAC ha avviato nel 2026 l’aggiornamento del Piano Strategico Nazionale per la Mobilità Aerea Avanzata 2026–2030, confermando la centralità di questi temi nello sviluppo dell’aviazione civile italiana.

Sul fronte ambientale, il Piano si pone in continuità con gli obiettivi del Green Deal europeo e con le direttrici del PNRR, collocando sostenibilità, digitalizzazione e innovazione tecnologica tra gli assi strutturali dello sviluppo aeroportuale fino al 2035. La sfida sarà conciliare la crescita attesa del traffico con la riduzione degli impatti ambientali e con una maggiore efficienza nell’utilizzo delle infrastrutture esistenti.

Almeno sulla carta, il nuovo Piano Nazionale Aeroporti delinea una strategia di lungo periodo per il sistema aeroportuale italiano: più capacità, maggiore integrazione intermodale, valorizzazione degli scali regionali, sviluppo del cargo e attenzione alle nuove tecnologie. Resta ora centrale il passaggio dall’indirizzo programmatico all’attuazione concreta, attraverso investimenti, procedure autorizzative e scelte regolatorie coerenti con gli obiettivi dichiarati.